Lasciando Helsinki

Galleggiare mi dà senso di libertà, ancora più che volare. Che sia su una grossa nave, su una canoa, o che sia semplicemente nuotare. Maggio 2017. Ci troviamo su un traghetto: lasciamo il porto di Helsinki e siamo diretti a San Pietroburgo. Sulla nave corriamo da una parte all’altra e ci godiamo lo spettacolo di tante azioni che vengono svolte alla partenza. Gli omini lontani slacciano le grandi corde e la nave si allontana piano dalla banchina con tante manovre. Fuori dal porto la vista si perde fra cielo, nuvole, mare, gabbiani. Fotografo ripetutamente e per un attimo mi piace pensare che i colori della bandiera finlandese siano presi proprio dai quei colori di cielo, nuvole, mare e gabbiani.

Qui la galleria completa

 

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Ponti ottomani

Voglio condividere il ricordo della scorsa estate di due ponti ottomani. Costruiti in pietra con conoscenze tecniche sufficienti non solo a farli stare in piedi all’epoca (18esimo secolo) ma a farli stare solidamente in piedi fino ai nostri giorni, con poca manutenzione ricevuta.

Qui la galleria fotografica completa dei due ponti

Oggi li possiamo vedere in tutto il loro splendore, ci possiamo camminare sopra, farci delle foto da sopra e da sotto. Sono un punto di attrazione turistica, qualcosa su cui farci un selfie, una casella da spuntare nella lista delle cose da vedere lungo un viaggio. Un tempo erano dei veri e propri mezzi di connessione strategici, fondamentali all’economia di territori aspri, in cui i fiumi erano dei veri e propri ostacoli al commercio.

Il ponte Mesi in Albania, nel villaggio di Mes, vicino a Scutari

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Ai giorni d’oggi sono per lo più affiancati da altri ponti moderni, in cemento armato. Mi sono divertito a prendere entrambi i ponti nella stessa fotografia per mettere due epoche a confronto. I ponti Ottomani sono di gran lunga superiori in quanto a eleganza.

Il ponte Terzi, in Kosovo, lungo la strada che connette Prizren a Gjakova

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DokuFest

Capitare a Prizren nella prima settimana di Agosto, significa capitare nel pieno del DokuFest. Ogni anno in questa perla del Kosovo fra i Balcani si tiene un festival di portata internazionale a ritmo di cortometraggi, documentari e mostre fotografiche. Quando siamo arrivati, siamo stati subito contagiati dalla bella atmosfera della città viva e piena di gente.

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È un importante evento e quindi la televisione nazionale è presente. Più di 150 volontari sono pronti ad accogliere persone, a dare materiale informativo sul programma del festival e a fare in modo che tutti gli eventi si incastrino nella maniera giusta.

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E pensare che il DokuFest era nata nel 2002 senza fondi finanziari attraverso l’iniziativa di un gruppo di amici che hanno sfruttato pochi mezzi a disposizione. Ora il festival attrae importanti registi da tutto il mondo per cortometraggi e documentari di ottima qualità che entrano in varie categorie fra cui “Diritti Umani”, “Temi ambientali”, “Balcani”. Il tutto si svolge sale della città o in un bellissimo cinema all’aperto.

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Avendo a disposizione solamente tre giorni in Kosovo, non abbiamo potuto dedicare tantissimo tempo al festival, abbiamo solamente visto un cortometraggio della categoria “Diritti Umani”, in cui abbiamo appreso di un triste fenomeno di cui si parla molto poco: la schiavitù moderna. Il cortometraggio si intitola “A woman captured” di Bernadett Tuza-Ritter e racconta i dettagli della vita di una donna europea tenuta in casa come collaboratrice domestica per 10 anni, ma di fatto, messa in condizioni di schiavitù.

 

 

L’arrivo a Prizren nel pieno del DokuFest è stato allo stesso tempo stimolante e di grande ispirazione. Oltreché una bella carica di energia: la città era addobbata in grande splendore e la sera la movida Kosovara riempiva le strade di gente spensierata fra chiacchere, musica e cocktails. Una piacevole aggiunta al nostro viaggio in Kosovo.

Per più informazioni sul DokuFest: http://dokufest.com/

Invece qui il racconto fotografico della nostra visita a Prizren

San Sebastian e i paesi baschi!

Sono andato a San Sebastian per una conferenza. Vorrei dire l’argomento, ma ancora non sono pronto a parlare del mio lavoro in questa sede. Ci sono andato in treno, da Parigi, gare de Montparnasse. Un viaggio di 5 ore ed eccomi a Hendaye, l’ultimo paese francese prima di entrare in Spagna. Poi un treno regionale che entra in Spagna e che permette di arrivare a San Sebastian.

Ed ecco il primo contatto con i paesi baschi e la cultura basca. Noto che fra i nomi delle stazioni spicca ed è molto frequente il gruppo consonantico “TX”. Lo noto per la sua rarità  (o addirittura assenza?) nelle altre lingue, non lo avevo mai visto prima in nessuna parola. Mi diventa subito un segno distintivo di questa lingua.

Per sapere a che fermata scendere cerco sullo schema “San Sebastian”. Non lo trovo. Infatti sulla mappa, San Sebastian è indicata con il suo nome basco, che è Donostia. I toponomi sono indicati sia in basco che in spagnolo. Alcuni sono simili nelle due lingue (come Pasaia e Pasajes), altri invece sono molto diversi, come Donostia e San Sebastian, appunto. Quindi devo fare una mini-ricerca su internet per capire il nome basco di San Sebastian e individuarlo sulla mappa per sapere dove scendere.

Non nascondo che mi sono subito innamorato del mistero che circonda la lingua basca. Una lingua che non è simile a nessun’altra lingua al mondo, tantomeno alle lingue delle popolazioni confinanti. Una lingua parlata da un popolo che non si sa da dove sia arrivato. Questo mi fa pensare a quanto poco sappiamo sul nostro passato, così come ci sono dei fondali oceanici ancora non esplorati, o funzionamenti del cervello umano che ancora non siamo riusciti a studiare.

La città di San Sebastian ha un’energia tutta particolare. Intanto trasuda umidità. È una città sull’oceano e quindi una passeggiata sul lungomare è sufficiente ad affannare leggermente il respiro o a far sentire stranamente più sudati del normale. San Sebastian ha due grandi spiagge che sono parte integrante della città. Ma non mi dilungo oltre, ho fatto un foto-racconto di una lista (non esaustiva) delle cose che mi sono piaciute a San Sebastian.

10 cose che mi hanno colpito di San Sebastian

In particolare, a San Sebastian si trova un parco divertimenti vintage che merita decisamente una visita.

Parco divertimenti vintage di San Sebastian sul Monte Igueldo

E poi ciò che sta attorno a San Sebastian. Da San Sebastian è possibile andare a piedi fino a Pasaia, un villaggio di pescatori. Si cammina lungo una strada panoramica che costeggia l’oceano.

Racconto della camminata da San Sebastian a Pasaia

Racconto di Pasaia e San Juan

E poi c’è il bellissimo villaggio di Zumaia con il suo spettacolare flysch, una formazione geologica tutta particolare che racconta la storia della terra.

Zumaia e il flysch

Ecco qui. Ho cercato di raccogliere tutti i miei racconti fotografici che fanno vedere la mia prima visita nei paesi baschi. Non sarà certo tutto, anzi, se avete posti da consigliarmi che mi sono perso, non esitate, ma spero di poter essere di ispirazione a qualcuno e soprattutto spero che le mie foto vi piacciano!

Cose di Amsterdam

Ho visitato Amsterdam a Maggio lo scorso anno. Solo di recente mi sono messo a riordinare e migliorare le foto. E ho deciso di farne un racconto fotografico in questo link, dove potete vedere facciate di edifici, biciclette, campanelli e imbarcazioni.

Ma ecco alcune cose che hanno attratto la mia attenzione in modo particolare.

Amsterdam è una città di canali. Ma spesso non ci sono protezioni, tanto che io non avrei osato fare un parcheggio di questo genere O_O…

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Una manovra sbagliata di troppo e…? Insomma, non roba da neopatentati o per gente non troppo sicura nelle manovre.

Alcune biciclette che se ne stanno un po’ in bilico. Meno male che ci sono dei catenacci robusti!

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Cambiamo argomento. I canali di Amsterdam non sono esattamente puliti.  Queste folaghe hanno deciso di fare il loro nido con vari rifiuti trovati in giro per i canali. Certo, non so se è la soluzione più salutare per questa famiglia, ma credo che questo sia un bello spunto di riflessione su come le specie animali a volte riescano ad adattarsi alle diverse situazioni create dall’uomo e di come effettivamente queste folaghe prestino un vero e proprio servizio alla città di Amsterdam: pulizia dei canali!

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Due oceani nel 2018

Quest’anno ho avuto la fortuna di passeggiare lungo due oceani: il Pacifico e l’Atlantico. Sono state due belle passeggiate in solitaria che hanno preso quasi un’intera giornata. L’oceano è stato in entrambi i casi un buon compagno di viaggio: questa immensa massa di acqua alla quale affidare il flusso di pensieri e desideri che affioravano durante il cammino.

L’oceano pacifico in Australia, a Maggio, sotto un cielo che traballava fra il sole e la pioggia. La vista della città di Surfers Paradise fatta di profili di grattacieli. Una camminata sulla sabbia, a piedi nudi fra tante conchiglie.

Qui il foto-racconto completo

OceanoPacifico

L’Oceano Atlantico nei paesi baschi, in Ottobre, fra villaggi di pescatori e insenature. Un trekking un po’ su e giù e una vista di rocce impervie. Un cielo ben più nuvoloso e un oceano grosso, freddo e grigio, decisamente più inospitale, ma pur sempre un buon compagno di camminata.

Qui il foto-racconto completo

OceanoAtlantico

 

Anastasio – La fine del mondo

Aldilà di tutto ciò di negativo che può essere legato ai talent show, credo che una cosa positiva sia quella di dimostrare che fra le persone “comuni” ci sono dei veri e propri artisti. Persone che coltivano la loro passione e la loro arte per il gusto di farlo e per il desiderio di comunicare qualcosa.

E mi trovo a dover dire che questo ragazzo ha scritto un testo che, per una serie di motivi, mi ha detto qualcosa. L’ha scritto aldilà del provino che ha fatto. Certo, è un testo che probabilmente non avrei mai conosciuto se non fosse stato per X-factor, ma mi piace pensare che sarebbe esistito lo stesso. Mi piace pensare che, nascoste al di sotto di questo rumore di fondo, ci sono forme di espressione e messaggi che sono lì pronti a dirmi qualcosa e aspettano solamente di essere scoperti.

Scendetemi di dosso con sta fretta di decidersi voi, voi non fatemi alzare dal letto